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entrati *loading* clandestini
È che Ernesto, collega di trattamento pensionistico, ma certo non di vita, vitalità o comportamento, al vedere il suo simile, nonché prossimano di casa e tutero fisso Armando, ebbe un moto interiore di stupore misto a rabbia, malcelata, pure un po’ d’ansia, visto che co’‘sto bel marpione si conoscevano da anni circa 50, cioè dai tempi dell’oratorio de San Luis Obispo ove, oltre a incontrare lercia ma lietissima compagnia, si poteva pure prendersi calci nelle caviglie durante le partitelle + ‘na sgraditissima palpata culare ed altro de peggio da certo monachello fetentissimo di nome Fra Zinobio.
Per non entrare troppo in merito, che la materia fa schifo, dicasi che Ernesto comunque a ‘sto minchione di Armando c’era affezionato ed al mirarlo così allocchito, inerte, esposto alle polveri roteanti de vari smog che vieppiù imbrattavano la sua già sparuta, e non linda, miserevole figura, ebbe alfine un attacco di gran pena per lui, e restò pur’egli, piazzato sullo stesso marciapiede a circa mt.2,80, ad osservarlo.
Il fatto è che Ernesto nel mirare il suo oggetto di contemplazione ebbe all’improvviso contezza de ‘n fatto bestiale, cioè non ci aveva fatto caso mai prima, sarà il silenzio interiore che s’era stabilito dentro la sua capa, tutta intenta a lambiccarsi de ‘sta postura fissa di Armando & de le sue vicende pregresse, di tutto un train de vie assai discutibile, se non da pigliare a mazzate:
insomma, mentre pensava intensamente a ‘sto stronzo d’Armando, amico suo (talvolta…), cominciò ad udire ‘na cosa sclerosa ‘nte l’orecchie, un romore fastidiosissimo d’altissima frequenza, come un cazzo di strisciamento di pallet o pedana carico di qli. 15 de sacchi di cemento su ‘na superificie de medesima composizione vuoi struttura di calcestruzzo armato, cioè. Ed allora ’n ci venne l’idea immaginaria che pure quel scemo di Armando se ne stesse così ‘mbalsamà per via della condizione sua di uditore intentissimo di quello oltremodo strano & insieme temibile strascicamento che faceva presumere magari crollo de edifizj limitrofi.
Magari, porco cane!
Fosse caduto giù di brutto la ‘mmonnezza di Via Olivares! Ossia il Garage turrito bicolore de piastrelline tipo mosaico che te faceva vomitare, detto volgarmente ‘l cèss celestrìn, benché conosciuto come Garage del Conde, di proprietà di esimio speculatore e merdoso individuo, dr. Sinagra Liborio, che non pagò di dovere tutta l’impiantistica e tuberia modernissima messaci drento da l’Ernesto, mio cugino, sì, circa anni trenta pria dei fatti correnti.
