
pispa in è mica 'na question...
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entrati *loading* clandestini
- Cioè in fondo è tutto ‘na questione di parole, no?!

- Cioè tipo uno dice cazzo e l’altro risponde minchia ch’ è la stessa cosa, no?!
- Sei del tutto fuori strada!
- Io al fuori strada non ce l’ho e neanche il Suf!
- Non era per dire che uno il Suf non ce l’ha: essa è una sigla per un auto o veicolo ad uso sportivo, ecco...
- Allora come la mettiamo con le parole? Cioè l’Alì Berlù ce la ficca ‘n culo o nel sedere? O nel taschino o nel giacchino o nel fracc? Hic statt ‘l busillo!
- Ma cosa c’entra, orca!!!
- E’ già un po’ ch’è entrato e ti dico io che fa molto male, ma malissimo!
- Ma cosa?!
- Fa male, fa male, mi è venuta l’orticaria, da quando è entrato in Parlamento m’venuta l’ulcera, poi l’orticaria, poi l’herpes zoster, più lo vedo più mi mangio il fegato, se non lo vedo più non melo mangio più, già..
- E come te lo mangi il fegato? Alla venisiana,? Alla Galàn, alla trevigiana col legaccione? Col peperoncino dellutrino? O alla lumbarda culla muràt schisàa ben dènter & l’furmigùn rustì che l’à quel bel perfùmin de sacrestia?
- Ma lassa perdi! Mi fai schifo con st’alègoria ironica culinaria... Già ecco, volevo dire, siam tuti lì col cul’in aria, pronti per il prossim congresso del Piddì e goderci l’abbiccì de la menzogna rubarizia, dell’ipocrisia sepolcrale & del vèscuv francischìn che te da la benedisiùn col crucifisìn, orcoboia!
- Mi sa che tu, te sei divenuto ‘narchico di brutto?!
- Fankiùl! Io ‘narchico l’ero a diciotto anni, cioè settemila anni fa, adès sun diventà sucialdemucràtic: che sarebbe a dire che mi piacerebbe tanto ‘na sucialdemucrasia tuta vera, tipo ‘n partito luburista laico, che ci sia ‘na redistribusiùn equa dei beni, ‘n uelfar stèt funsiunànt, lavoro ai giovani, basta cun l’oligarichie nostrane, e che i preti ci stian fuori de lo stato, che i politici se rubano li metti al muro, cristo, cioè no, facciamo trent’an de lavori forzati!? Se si fanno i lodi tra di loro schifosi, cioè delle robe d’inciucio, truffa & falsi e cosivvia: ventanni di lavori forzati. Chi si porta a casa le bagasciole pagate coi soldi pubblici: trasformato in boat people, cioè lo buttano a mare ni n’ un canotto e l’avviano verso la Libbia dove ‘l culunèl ci da ‘na bella oasi senz’acqua, oooohhhh!!!!
- Ho capito te non sei mica ‘narchico, ma n’utopista!
- Magari sarò utopista, magari topista, già, che ràt e i ciaparàt ne abbiamo in giro tanti, anca linotipista, magari fuori pista, fuori strada. Guarda: basta che questi qua vadan fuori dai cujùn! Non ne posso più! Ma più!

- Dice ca Berlù se ne andava in giro con ‘na Ford Escort co’ tutti i milioni miliardi ca c’ià...
- Dice chi... chi sta cazzata??
- Me l’à detto Zambon ca viene adesso...Ecchilo là
- Te Zambon sei scemo completo con l’età che c’iai dovresti farti furbo davvero! Sei d’in iggnuranza abbissale...Ma com’è possibile che l' papi Berlù va in giro con ‘na Ford Escort che tiene Mercedes Cadillàc Rolllrròiiiss come ciliegie melune bricoccole patate...
- Ma, mona di un mona te, che io sono informato e l’ho detto prima a ‘Madeo qui presente che in televisìùn ho sentito che Berlù andava a in giro con la Escòrt scopo magari anticonformismo, che fa moda magari di nostalgico antico, cioè lui andava con certe putane daddardo cioè d'alto bordo co’ l’ Escort che faceva fico, come dice mio nipotino...
- Te Zambon sei suonato.... Ma cos’è daddardo?
- Non so bene.... Sarà un moda d’adesso?! No!
- Cioè come l’alto bordo!! E se c’avesse avuto il bordo basso? Ma cosa dici come parli?!
- Non so mi di bordi, orcoboia: daddardo ho sentito daddardo, io! Porcadunavacaboia! Casa vuoi tu da me?
- Io niente, sei tu che spari cazzate colossali!
- E che m’ha detto anche il vice, lì, il coso do circolo ARCI, Di Matteo.... ca facevano delle cose di bagasceria o lombriche a Bari: ce l’ho diceva a na bella ragazza del circolo lllà...
- Lombriche? Che cazzo dici anche tu??! Ma sei matto? Adesso mi vedo la scena: a Berlù che mangia i lombrichi, i veermi, magari pure gli scarafoni ...
- Ma che ne so io: dicevano così lombriche, cazzo, sarà per dire ‘na schifezza, no?!
- Ma siamo ridotti proprio male: ma ce lo meritiamo Berlù, allora, davvero?!! Siamo ridotti a che Berlù mangia i vermi seduto su una Ford Escort con delle puttane!!!...Io mi spaccherei vi spaccherei la testa...Tra un po' i lombrichi li mangiamo noi..porcaeva.... Io mi sparo....
Eravamo ‘na banda di sbandati, che già di per sè fa un bel dire, e giravamo per Torino la notte quando faceva di questi tempi qui che si può stare leggeri, inizio estate cioè, alla ricerca di qualsivoglia osteria a buon prezzo che ci dessero da bere e ci lasciassero cantare che noi bracalavamo come anitre impazzite, anche prima della Barbera, anzi anche prima di Barbarà, cioè che uno rinseminito tirava fuori la poesia di Prevèrt e declamava a mo’ di poeta andaluso tzigano o no, ci mancava la chitarra sivigliana, già ma c’era quella di Giuanin che come un cireneo se la portava sempre sulla schiena, perché impostagli da noi che volevamo l’accompagnamento musicale per le nostre immense scarpinate, camminate cittadine o collinari.
Facevamo ogni notte delle sgambate di dieci dodici kilometri ridendo piangendo lamentandoci cristonando e quella lì e quella là e la Silvana e la Rita che c’ero innamorato come un cane bandonato e blasfemando e cantando di tutto.
Eravamo ‘na compagnia di sette o otto, o anche ‘na dozzina, di amici fraterni raminghi spesso mezzi ciucchi di angoscia esistenziale, malinconie perse, pavesiani cotti, alternanti scoppi di risate folli + aggiungasi vino di pessima qualità e camminavamo camminavamo per smaltire sbornie e sentimenti.
E cantavamo.
Non c’era mai un cristo che avesse ‘na mezza sega di macchina per andare un po’ fuori, ci guadagnavamo la collina a piedi fino alla piola del Göb che poi lui ci accompagnava la musica con il battito di due cucchiai: lui sì che era ‘n’artista vero. Lì magari ci offrivano anche una bottiglia o due ché cantavamo anche bene, a volte, di tutto, anche le canzoni di montagna che eravamo specialisti di quella roba lì che slanguidisce il cuore e qualche vecio ci pagava da bere e c’aveva la lacrima che casca già sulle braje.
‘Na sera poi salta fuori ‘n’amico, Lüìs, ch’è ‘n mezzo ebreo serbo/torinese di educazione venezolana che c’aveva la macchina, una cosa meravigliosa decapottabile vecchia come il cucco che però ci portava in giro a fare il nostro casino della madonna. Tutti dentro eravamo sette, e ci strizzavamo come acciughe, anzi quelli dietro stavano in piedi, al vento dalla cintura in su e Lüìs guidava da dio e andava giù come Steve McQueen, urlavamo come salami imbizzarriti e alle curve rischiavamo sempre la giravolta. Augùst, rannichiato sotto, nel frattempo fumava come tre turchi le sigarette degli altri che scroccava peggio di uno sbirro arabo. Per colpa sua non c’avevamo mai da farsi ‘na cicca, l’ultima, orcaeva.
Fatto sta ed è che ci siamo proiettati subito verso la periferia, alla Pellerina, dove abbiamo sbafato acciughe al verde tomini salame pagnotte e vino del butàl che valeva poco, vi dico. Abbiamo recitato la nostra esilerante parte di cazzate e canzoni e politica e amori persi e distruzioni interiori, sfide al mondo, odio ai potenti e sghignazzate, satire e sberleffi alla grandissima, poi quando ci hanno sbattuti fuori ci siamo reimabarcati sulla goletta verde volante e via e Lüìs accellera forte e attacca a urlare ‘na roba che sapevamo da poco, ‘na canzone esagitata, folle, comica e che sembrava dei Beatles ma era di Fo & Jannacci, cioè La forza dell’amore: ci faceva godere e ridere e strabuzzare le meningi come matti.
E Lüìs guidava per Torino di notte come fosse ad Indianapolis e noi fuori di testa e di busto all’aria all’umidore notturno trasvolante, a gridare ‘sta cansùn che faceva così e sudavamo vino e ebbrezza e tristezza e allegria e gioia infinita.
Non ci hanno presi, no, le guardie, non abbiamo ficcato sotto nessuno, ma dobbiamo aver svegliato un bel po’ di gente, già.
Siamo arrivati a casa che ridevamo ma ridevamo ma ridevamo....
E mi e ti nun sem in du
ti te sett una dona e mi soo pu'
e se ghe on quei d'alter insema a ti
alora voeur di che semm in tri. Ueeee...
A Porta Romana (ier sira pioveva)
a Porta Vittoria... (ier sira pioveva)
in piazza Napoli... (ier sira pioveva)
in piazza Susa... (ier sira pioveva)
in piazza Martini... (ier sira pioveva)
Gh'era el me zio (gh'era el me zio)
ch'el tampinava (ch'el tampinava)
ona bella mora (ona bella mora)
era appena uscito (era appena uscito)
dal neurodeliri (dal neurodeliri)
a vottant'ann (a vottant'ann). Ueeee...
La forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore.
T'ho cugnusu su sul tecc del Domm
in controluce te parevet on omm
un uomo incinto de quater mes
con la sottana de stoffa ingles. Ueeee...
A Porta Romana (ier sira pioveva)
a Porta Vittoria... (ier sira pioveva)
in piazza Napoli... (ier sira pioveva)
in piazza Susa... (ier sira pioveva)
in piazza Martini... (ier sira pioveva)
Gh'era el me zio (gh'era el me zio)
ch'el tampinava (ch'el tampinava)
ona bella mora (ona bella mora)
era appena uscito (era appena uscito)
dal neurodeliri (dal neurodeliri)
a vottant'ann (a vottant'ann). Ueeee...
La forza dell'amore
la forza dell'amore
La forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore
la forza dell'amore.
http://www.youtube.com/watch?v=bmaPO7j_2bo
A chi interessa, io sottoscritta, opi di azu&tem, sono trasmigrata nel blog http://xanitial.splinder.com/
cordiali saluti
opi- xanitial, orso
correvano gli anni del dopoguerra, fine anni 40, qui in Torino Borgo San Salvario e dappertutto in Italia i preti organizzavano le Madonne Pellegrine volute dal papa Pio XII per cristianizzare le "masse", il popolo diventato un po' rosso, lo volevano imbiancare per bene coi bianchifiori Diccì.
Contemporaneamente a Valletta e compagnia Briscola FIAT ci venne in mente di farsi 'na direzione grossa assai in Corso Marconi, già Corso Valentino, proprio qui a cento metri, e fecero 'n monumentale baraccone da ventennio tutto rivestito di travertino bello lindo e fassista. Fatto sta ed è che il giorno dopo l'inaugurazione si rinvenne sulla facciata bell'e nuova di zecca 'na scritta cubitale tracciata colla terribile, indelebile catramina che scosse il quartiere anche la città: è quel di qui sotto. Fu opera forse di qualche anarchico, di quelli di una volta che erano già stati martitizzati in Spagna.
Non vi dico la gente che passava: chi si metteva le mani in testa, i devoti, i bigotti si segnavano, chi scuoteva il capo, chi ridacchiava, chi alzava il pugno chiuso. Il prete benediceva mestissimo ed esorcizzava. Io non sapevo chi era Rasputin, l'ho chiesto ai miei, a momenti non sapevano chi era neanche loro. Mia madre però inorridiva.
Il giono dopo il "turpe scempio" c'erano già dei tecnici che con le mole a smeriglio si dettero da fare un mese per ablare la scritta. ( però un ombra rimase...)
Adesso la direzione FIAT in corso Marconi, non c'è più, i palazzacci stanno diventando codomini di lusso e forse il breve e bel corso antistante diventerà pedonale anzi una rambla, pare: io ci spero.


- Te sei sempre pessimista e chiuso n’in t’un tuo labirinto che non capisci un cazzo!
- Vabbè ma che c’entra...
- Era per dire che puta caso tuo fratello fa il ministro e ti dice: Rino, c’ho n’aereo dello stato che ci porta con la combriccola, anche Ernesto, a vedere ‘na corsa automobilistica a cheneso, in Giappone.. tu cosa gli dici?
- Mio fratello fa il portantino all’Ospedale da trentanni e Ernesto è via...
- Cazzo! Lo vedi che con te non si può parlare, di niente..
- E poi il Giappone non mi piace...
- Allora metti che ti porta a visitare ‘n’ isola del Pacifico, tipo le Hawai con tutte ‘ste donnine che ti fanno lukulele lukulò tamurè e zin e zan le danze co la panza de fuori....
- Va già meglio...
- Ecco vedi che ci staresti, siamo tutti così, no!?
- Te sei così, pirla! Facevo ‘na fantasia, per dire de le isole e de le hawayane lukulele lukulò...
- Allora: e se ti dicesse, lui, tuo fratello: ti do ‘n posto da presidente che comandi ‘n’ente tipo Raccolta rifiuti e ti da 10000 euro al mese, e pure ‘n posto dirigenziale ai tuoi figli, che so che se la passano mica bene, tu che gli dici?!
- Merda! Io rifiuto la raccolta rifiuti!
- Oooccazzo! Era per dire! Facciamo che ti da ‘na presidenza d’ente mutualistico che così ci fai anche salire di grado tuo fratello?!
- Ma porcamiseria! Sei tosto, però! Non ho capito: ma se mio fratello fa il portantino com’è che adesso è diventato ministro!?
- Ma era per dire...
- Ma per dire cosa, merdasecca che non sei altro!?
- Era per dire che davanti alla famiglia beneficata tutti ci arrendiamo all’evidenza...
- Ma cosa cazzo dici? Te non sai neanche cos’è l’evidenza, mi sa che la confondi con l’eminenza...
- Era per dire che se tuo fratello fosse ‘n cardinale, n’eminenza, a te ti darebbe ‘n posto di bibliotecario capo ‘n Curia e te ne staresti benissimo senza protestare, ecco!
- Sì, va bene così, adesso faccio il bibliotecario capo alla Curia, porcamerda!
- Hai visto: siamo tutti così, e poi, di palo in frasca, tuo fratello ti porta nella sua villa grandiosa a Ibiza e ti fa conoscere ‘n battaglione de veline col culo e tette grandiose de fora e zin e zan si viene al dunque, no?!
- Ma cos’è di palo in frasca!? Che frasca, cosa dici, che palo, ma fatti furbo!
- Con te non si può mai parlare, cazzo, manco ‘na fantasia! Sei ‘n’ipocrita, ‘n’sepolcro screpolato come disse Gesuccristo!
Gaja Cenciarelli
sul suo blog: http://www.sinestetica.net/
ha innescato un pacifico con/corso, che si chiama AURORALIA, un esperimento visivo/letterario basato, stimolato da una suggestiva immagine del ben noto fotografo Jerry N. Uelsmann. I testi che partecipano ( di circa 3000 battute) sono di 50 autori.
Buone letture!


Io lodo
Tu lodi
Egli loda
Loda Alfano?
E chi è st’Alafano?
E che ne so io!
Ma ce sta scritto lodo Alfano, l’hai lodato tu?
Ma che ne so io, cazzo!!
Ma cos’è sto lodo della minchia se non lo lodi tu?!
Ollamadonnamia!! Ho detto che stava scritto lodo Alfano io credevo che lo lodavi tu…
Ma se non so nemmeno che è st’Alafano! Te l’ho detto prima no!
Io tenevo un collega al Municipio che faceva Alfano Letterio, era di Messina, scanzafatiche, e io manco pe’ sta minchia lo lodavo che stava sempre rintanato ni n’uno stambugio a fare parole cruciate, già!
Ahhh ahhh! Ma non era lui l’Alfano che dico io, no!?
E chi è allora?
M’ha detto mio fratello ch’è quello che loda a Berlù!
Cioè Berlù lo loda, e perché?
Dice che gli fa da manutengolo: se lo arruffiana, hai capito!?
No, quello di Messina, no, non era lui.
Ho capito che non era lui, orcamiseria!
Cioè, sì: sarebbe che questo Alafano si inciuccia a Berlù e ci tiene il màndolo?
Il bàndolo si dice, hai capito: il bandolo della matassa….
E chi è Matassa?
Ma vaffanculo! Sarà il cognato di Alfano, quello che loda a Berlù! Tutti e due lodano a Berlù e si fanno ‘na posizione, per loro e la famiglia, figli e nipoti pure, hai capito! Noi no!
E perché pure noi non lodiamo a Berlù!? Magari ci sistemiamo, magari ci aumentano ‘sta penzione ch’è ‘na miseria!
Io ‘na volta lodavo a Berlù, davvero, perché faceva ‘na bella figura all’Italia, poi co’ ’sto fatto che ha toccato il culo a la regina Alisabetta mì è sembrato scostumato troppo, già, pure co le veline minorenni ci fa ‘na figura poco dipplomatica, per dire…
Allora noi lodiamo Alafano e Matassa, magari è meglio!

E' morto un mio caro amico pittore, venerdì scorso, Piero Ruggeri, anni 79, uno dei migliori pittori astratti italiani, secondo me il migliore della sua generazione. Era bravissimo, straordinario, coerente
Vinse il Premio Guggenheim a New York nel 1961, esultò ma ne trasse un'amara lezione sul rapporto arte - mercato. Ne ho un ricordo vivissimo nei discorsi schietti che mi aveva fatto, nelle lezioni che mi aveva dato quasi sempre nel nostro dialetto che non si vergognava affatto di parlare.

Nuova soglia, nuovo uscio ricco di calde venature di noce scuro, lucido, decisamente ben conservato, con almeno duecent’anni di vita, quindi una stanza rettangolare vasta, una sala quasi da museo, piuttosto bassa, palchettata e odorosa di cere. Le pareti erano rivestite di tappezzeria in tessuto damascato verdazzurrino, su questa molti quadri, dipinti o stampe, paesaggi e ritratti, incorniciati in listelli dorati o in nero guillauchè, al centro un elegante tavolo ovale sicuramente della prima metà dell’800, a terra due grandi, spessi, tappeti persiani, con dominanti di rosso. Msr. Reverdin mentre procedeva verso un’altra porta, a destra, fece segno al timido ospite di accomodarsi su una delle sobrie sedie e poltroncine in stile Luigi XV.
L’ospite rinfrancato dall’ultimo sorriso del Monsieur, posò la sua borsa valigia su di una poltrona, quindi si sedette cautamente, non prima di aver fissato, tastato, palpato, scosso leggermente la sua sedia antica per verificarne la solidità strutturale e per osservarne anche i decori. Bruno vi si accomodò, ne seguì un moderato scricchiolio, trasse un sospiro e il suo sguardo circolare, fu subito attratto, non per caso, da un’opera rettangolare che faceva, in pratica, da sovraporta all’uscio sulla destra, ora chiuso, che aveva imboccato poc’anzi Reverdin. Bruno si mise a fissare quella che sembrava un mappa simile a quelle “sue”, dell’Atalante. Si alzò allora di scatto per recarsi più vicino, inforcò gli occhiali, si spinse sulle punte dei piedi, e studiò attentamente il pezzo che era davvero simile nella grafica e nelle didascalie al suo tesoro, anzi, in questo singolare arcipelago che vi era effigiato, trovò una certa isola che recava il medesimo nome di una delle “sue” cioè, Nueva Carkapentron. Sulla parete contigua scoperse un’altra “opera”, un’altra mappa più grande, parecchio scura ed ondulata, sembrava davvero pezzo antico, le linee, i profili erano trattati più sommariamente, geometricamente, le iscrizioni erano poche e come abrase, consunte per quanto vi fossero molti raggi e misurazioni in miglia marine inglesi, in basso un firma intorcinata, diceva forse Cpt. Zabaldan H.